Premessa: sì, la revoca è possibile

La revoca del licenziamento è un tema di grande rilevanza nel diritto del lavoro.

Il tutto è ovviamente molto delicato, in particolare per quanto riguarda i termini e le modalità attraverso cui la stessa può essere effettuata.

Secondo la giurisprudenza, la revoca è tempestiva se la comunicazione (ovviamente scritta) da parte del datore di lavoro viene inviata entro 15 giorni dall’impugnazione del licenziamento, indipendentemente dal momento in cui il lavoratore riceve tale comunicazione.

Il Caso di Specie

Prendiamo ad esempio un caso.

Il Sig. Tizio, assunto da una società con 80 dipendenti, riceveva un licenziamento per giustificato motivo oggettivo il 1° aprile 2024.

Il lavoratore impugnava in termini il licenziamento il 18 aprile 2024, e la società revocava il provvedimento il 30 aprile 2024 (12 giorni dopo), comunicandolo tramite raccomandata che tuttavia veniva materialmente ricevuta dall’interessato il 6 maggio 2024 (18 giorni dopo).

Di talché, il Sig. Tizio contestava la validità della revoca, sostenendo che fosse ormai scaduto il termine di 15 giorni.

In questo caso, la contestazione del lavoratore non è fondata.

La Revoca del Licenziamento

Secondo il “famigerato” articolo 18, comma 10, della Legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori), il datore di lavoro ha la facoltà di revocare un licenziamento già intimato entro 15 giorni dalla comunicazione dell’impugnazione.

Proprio in riferimento al caso sopra descritto, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16630 del 14 giugno 2024, ha stabilito che è sufficiente che la comunicazione di revoca sia inviata entro questo termine (15 giorni) e non è necessario che venga anche ricevuta dal lavoratore nello stesso periodo.

La revoca si configura come un atto di autotutela che ripristina immediatamente il rapporto di lavoro senza necessità di consenso da parte del lavoratore. Inoltre, alla revoca non consegue alcun diritto al risarcimento danni per il periodo intercorso tra il licenziamento e la revoca.

Il lavoratore ha solo diritto a percepire le retribuzioni maturate in quel lasso di tempo.

Giurisprudenza Rilevante

Oltre all’ordinanza citata, altre pronunce della Corte di Cassazione hanno contribuito a chiarire questo aspetto:

  • Cassazione, Sentenza n. 18547/2024: Questa sentenza ha confermato che la revoca deve essere inviata entro i quindici giorni dalla comunicazione dell’impugnazione e che non è necessario che venga ricevuta dal dipendente entro lo stesso termine.
  • Cassazione, Ordinanza n. 11172/2022: Ha stabilito che comportamenti lesivi della fiducia tra datore e lavoratore possono giustificare un licenziamento ma anche una successiva revoca se effettuata nei termini previsti.

In conclusione

In conclusione, il termine ultimo per la revoca del licenziamento va individuato nel momento in cui la comunicazione viene inviata al lavoratore e non nella data della sua ricezione.

Pertanto, se la revoca è comunicata entro i 15 giorni dall’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, essa è considerata tempestiva e produce effetti immediati sul ripristino del rapporto di lavoro.

Il lavoratore dovrà quindi ottemperare all’invito del datore di lavoro a riprendere servizio e avrà diritto solo alle retribuzioni maturate nel periodo tra il licenziamento e la revoca.