Premessa

Debiti intestati al defunto (cartelle esattoriali): la qualità di erede non si può presumere, ma deve essere provata dall’Agenzia delle Entrate.

I debiti tributari intestati al defunto vengono ereditati solo da coloro che accettano l’eredità e pertanto l’Agenzia delle Entrate può procedere nei loro confronti anche mediante riscossione esattoriale con cartelle esattoriali .

Difatti, quando si diventa eredi, si diviene titolari sia di attività che passività facenti parte dell’asse ereditario. Tuttavia la qualità di erede non si acquista automaticamente per il solo fatto di essere coniuge o figlio del defunto, né per essere stati nominati successori nel testamento.

Occorre un’accettazione tacita o espressa dell’eredità che deve essere dimostrata dal creditore. Vediamo come.

Quando si diventa eredi

L’acquisizione della qualità di erede non è automatica, né per i cosiddetti eredi legittimi (coniuge, figli, coniuge, figli, genitori, fratelli e altri parenti fino al 6° grado) né per gli eredi nominati con testamento. Fino a quando tali soggetti non accettano l’eredità, essi sono tecnicamente nominati “chiamati all’eredità” e non sono ancora titolari né di crediti né di debiti del defunto.

Dunque, la qualità di erede si acquista in due modi:

  • accettazione espressa dell’eredità: trattasi di atto di accettazione formale, irrevocabile, dell’eredità del defunto. La dichiarazione di accettazione deve essere effettuata davanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata;
  • accettazione tacita dell’eredità: avviene informalmente, per fatti concludenti, tramite atti, attività e comportamenti tipici dell’erede, per esempio: vendita dell’immobile ereditato, prelievo di denaro dal conto corrente del defunto, pagamento di debiti ereditari ecc.

L’accettazione dell’eredità deve avvenire entro 10 anni dalla data di apertura della successione, coincidente con la data della morte. Dopo dieci anni i chiamati all’eredità decadono dal diritto di accettare e, quindi, non divengono eredi.

Negli stessi termini il chiamato può rinunciare all’eredità (vale solo la rinuncia espressa).

La dichiarazione di successione vale come accettazione dell’eredità?

La dichiarazione di successione rappresenta un mero adempimento fiscale obbligatorio, nei casi espressamente previsti dalla legge, ma non vale come atto di accettazione dell’eredità.

Difatti, ai fini dell’accettazione tacita dell’eredità, sono privi di rilevanza tutti quegli atti che, vista la loro natura e finalità, non sono idonei ad esprimere in modo certo l’intenzione univoca di assunzione della qualità di erede.

Pertanto;

  • la denuncia di successione,
  • il pagamento delle relative imposte,
  • la richiesta di registrazione del testamento e
  • la sua trascrizione

sono solo adempimenti di carattere fiscale con i quali non si manifesta il proposito di accettare l’eredità (Cass. ord. n. 5474/2025).

Quando si possono notificare le cartelle esattoriali ai familiari del defunto?

Fino a quando i familiari non hanno accettato, né tacitamente né espressamente, l’eredità del defunto, le cartelle esattoriali notificate dall’Agenzia delle Entrate Riscossione a loro personalmente sono illegittime.

Se i familiari contestano la qualità di erede, perché hanno rinunciato all’eredità o perché ancora non l’hanno accettata, ricade sull’Agenzia delle Entrate l’obbligo di dimostrare il contrario, senza poter ricorrere a “presunzioni”.

Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale sul punto, spetta infatti a colui che agisca nei confronti del preteso erede per debiti del de cuius, “l’onere di provare l’assunzione da parte del convenuto della qualità di erede, qualità che non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non essendo prevista alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella sua qualità di erede” (Cass. Civile ord. n. 30761 Anno 2022).

In ogni caso, qualora il familiare dovesse accettare l’eredità, non sarebbe tenuto al pagamento di sanzioni né interessi (che non si tramettono agli eredi ma devono essere automaticamente annullati).